Nidi e scuole dell’infanzia verso il potenziamento della rete integrata da zero a sei anni

Continuità educativa e didattica nei Poli per l’infanzia, formazione congiunta del personale e proposta di un coordinamento pedagogico distrettuale per garantire percorsi educativi armoniosi e senza fratture a bambini e famiglie

Un passaggio più sereno dal nido alla scuola d’infanzia, ambienti pensati per accompagnare con gradualità la crescita e un’alleanza educativa solida tra istituzioni, educatori e famiglie. L’Unione compie un passo decisivo verso l’integrazione dei servizi dedicati alla prima infanzia, ponendo le basi per una regia unica capace di rafforzare la connessione tra l’offerta comunale con quella statale e privata in tutti i sei Comuni del territorio. Il nuovo assetto, le cui linee guida sono state approvate nell’ultima seduta della Giunta dell’Unione, punta a superare la storica divisione tra i primi tre anni di vita e il successivo ingresso nel percorso scolastico — dai nidi alle scuole dell’infanzia —, trasformando la prima infanzia in un itinerario pedagogico unitario e coerente. Una prospettiva favorita dall’organizzazione logistica del territorio: nei comuni di Casola Valsenio, Riolo Terme, Faenza e Castel Bolognese i nidi comunali si trovano già a stretto contatto o nello stesso complesso delle scuole dell’infanzia statali, spesso condividendo persino gli spazi esterni. Si tratta di infrastrutture ideali per lo sviluppo dei Poli per l’infanzia, dove la vicinanza fisica diventa una base di partenza per lo sviluppo di percorsi condivisi.

Al centro dell’impianto operativo c’è il potenziamento del Progetto Continuità, uno strumento concepito per azzerare il senso di disorientamento che i bambini possono vivere nel passaggio da una struttura all’altra. Attraverso momenti di incontro, attività congiunte e uno scambio costante di informazioni tra educatori e insegnanti, i piccoli utenti entrano nella scuola dell’infanzia ritrovando figure, metodologie e linguaggi pedagogici già familiari. Un percorso che permette alle famiglie di contare su un riferimento educativo stabile e su una narrazione coerente dello sviluppo dei propri figli.

L’architettura del sistema si fonda inoltre sulla proposta dell’istituzione di un Coordinamento pedagogico integrato distrettuale, una struttura di governance che possa mettere attorno allo stesso tavolo i rappresentanti di tutti i gestori pubblici e privati insieme a un referente nominato da ciascun Istituto Comprensivo del territorio. Questo organismo garantirà la presenza di linee guida condivise, scambi di esperienze e conoscenze, e il consolidamento di standard qualitativi omogenei su tutto il bacino dell’Unione, assicurando che ogni bambino, a prescindere dal comune di residenza o dal servizio frequentato, possa beneficiare del medesimo livello di cura e attenzione.

Un altro tassello strategico riguarda la formazione del personale operante nelle fasce 0-3 e 3-6 anni, la cui progettazione potrà essere condivisa in maniera unitaria. Superando le rigide separazioni professionali del passato e unificando parte delle risorse destinate all’aggiornamento, educatrici del nido e insegnanti della scuola dell’infanzia potranno partecipare a percorsi formativi comuni. Questo approccio permetterà al personale di sviluppare una visione d’insieme dello sviluppo infantile, affinando strategie didattiche coordinate orientate al benessere di ogni singolo bambino. Il percorso di sperimentazione dei Poli per l’infanzia a titolarità mista — comunali per lo 0-3 e statali per il 3-6 — verrà formalizzato attraverso l’incontro con i Dirigenti Scolastici degli Istituti Comprensivi coinvolti e la condivisione di specifici accordi e protocolli d’intesa interistituzionali tra l’Unione della Romagna Faentina, i Comuni e le Amministrazioni scolastiche statali, consolidando una rete pubblica orientata all’eccellenza educativa.

«Investire sull’infanzia – sottolinea il presidente dell’Unione faentina, Massimo Isola – significa porre le fondamenta per il futuro del nostro territorio. Con l’approvazione di queste linee di indirizzo superiamo una concezione non più al passo con i tempi, che vedeva una netta divisione, anche fisica, tra nido e scuola dell’infanzia. Non ci limitiamo a razionalizzare un servizio, ma costruiamo una vera e propria comunità educativa integrata nei sei Comuni dell’Unione, con benefici diretti per le famiglie. Garantire continuità didattica e omogeneità qualitativa dai primi mesi di vita fino ai sei anni rappresenta un atto di responsabilità verso i nostri cittadini più piccoli e un sostegno concreto ai genitori. La forza di questo progetto risiede nella capacità di fare rete tra amministrazioni locali, istituti scolastici e soggetti privati, valorizzando le strutture esistenti e mettendo al centro la crescita armoniosa di ogni bambino».