Civico 25, inclusione e nuove opportunità: dalla pista dei kart alla scuola

Il progetto “Il Gusto dell’Inclusione” di Eugenio Iannella continua a creare occasioni di incontro, partecipazione e crescita. Dopo l’esperienza alla theway® di Imola, anche l’Istituto San Giuseppe ha scelto di aderire al percorso dedicato a inclusione, rispetto ed empatia.

Unire le persone, creare opportunità e trasformare l’inclusione da parola a esperienza concreta. È questo il filo conduttore delle recenti iniziative che hanno visto protagonista Civico 25® – Il Gusto dell’Inclusione, il progetto nato a Castel Bolognese e ideato da Eugenio Iannella.

Nei giorni scorsi i ragazzi e le ragazze di Civico 25®, insieme agli educatori e agli accompagnatori, sono stati accolti nella sede imolese di theway®, dove hanno potuto conoscere la struttura e vivere un’esperienza in pista a bordo dei kart. Una giornata all’insegna del divertimento, dei sorrisi e della partecipazione, nata dalla volontà delle due realtà di condividere un messaggio preciso: anche un luogo dedicato allo sport e al divertimento può diventare uno spazio di inclusione, relazione e crescita.

«Crediamo che il divertimento sia una delle forme più potenti di inclusione», ha spiegato Matteo Zanettin, amministratore delegato di theway®. «Quando tutti hanno la possibilità di partecipare, di emozionarsi e di sentirsi parte di qualcosa, nasce un’esperienza che lascia davvero il segno».

Per Eugenio Iannella, invece, l’esperienza rappresenta qualcosa che va oltre una semplice giornata sui kart. «I nostri ragazzi non chiedono privilegi e non vogliono essere guardati con compassione. Chiedono opportunità. Vogliono vivere, lavorare, divertirsi, emozionarsi, sbagliare, imparare e sentirsi parte della società esattamente come tutti gli altri», ha sottolineato il fondatore di Civico 25.

Una filosofia che trova sintesi nel motto del progetto: “Vietato dire: io non ce la faccio”.

Dalla pista alla scuola

Il percorso di Civico 25 non si ferma però alle esperienze di socialità e alle opportunità di formazione e lavoro. In questi giorni il progetto “Chiediti se sono felice – Il Gusto dell’Inclusione” è entrato anche nella comunità educante dell’Istituto San Giuseppe, che ha deciso di aderire all’iniziativa dopo l’incontro tra Eugenio Iannella e il preside Davide Solaroli.

Al centro del progetto ci sono temi come bullismo, inclusione, diversità, rispetto, empatia, fragilità, coraggio e felicità. L’obiettivo è invitare i ragazzi a guardare oltre le apparenze e a interrogarsi sul modo in cui le proprie parole e i propri comportamenti possono influire sugli altri.

Il messaggio parte da una domanda semplice: “Chiediti se sono felice”. Prima di giudicare una persona, l’invito è a fermarsi e a chiedersi cosa possa esserci dietro un sorriso, una battuta o anche dietro un atteggiamento apparentemente forte.

Da qui nasce anche una seconda domanda: “Io posso fare qualcosa per rendere la sua giornata un po’ migliore?”. A volte, sottolinea il progetto, possono bastare gesti semplici: invitare qualcuno a unirsi al gruppo, chiedere “Come stai?”, offrire il proprio aiuto oppure prendere posizione davanti a un episodio di prevaricazione.

Per l’Istituto San Giuseppe, aderire al progetto significa rafforzare una precisa idea di scuola: un luogo che non si limita alla trasmissione delle conoscenze, ma educa anche al rispetto, all’ascolto, all’empatia e alla valorizzazione delle differenze.

Una storia personale diventata progetto

Alla base di Civico 25 c’è anche una storia familiare. Il rapporto di Eugenio Iannella con il fratello Vittorio, con sindrome di Down, lo ha portato fin dall’infanzia a confrontarsi direttamente con le difficoltà, ma anche con le capacità e il potenziale delle persone con disabilità.

Da questa esperienza è nata la convinzione che l’inclusione non possa limitarsi all’assistenza o alle dichiarazioni di principio, ma debba tradursi in formazione, autonomia, responsabilità e lavoro.

All’interno del progetto trovano così spazio ragazzi con sindrome di Down, persone nello spettro autistico, giovani con fragilità e ragazzi che hanno vissuto esperienze di bullismo, ai quali vengono proposte occasioni concrete per formarsi, lavorare, crescere e diventare professionisti.

Le esperienze alla theway® e all’Istituto San Giuseppe rappresentano, in questo senso, due situazioni diverse ma accomunate dalla stessa idea: creare contesti nei quali le persone possano essere protagoniste, senza essere definite esclusivamente dalle proprie fragilità.

Perché, come ricorda il messaggio di Civico 25, l’inclusione significa prima di tutto offrire opportunità. E la frase “Vietato dire: io non ce la faccio” diventa così un invito non a ignorare le difficoltà, ma a non considerarle un limite invalicabile prima ancora di aver provato a superarli insieme.