Sopralluogo della Commissione parlamentare, i sindaci ravennati protestano: “Uno sgarbo istituzionale”

Dura presa di posizione degli amministratori locali dopo la visita del 26 marzo. Critiche su modalità, convocazioni e mancato coinvolgimento degli enti territoriali.

Non si placa la polemica attorno al sopralluogo della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, svoltosi il 26 marzo in alcuni Comuni della provincia di Ravenna. I sindaci del territorio hanno inviato una nota ufficiale al presidente della Commissione, esprimendo “profondo rammarico” per modalità e gestione dell’iniziativa.

Nel documento, indirizzato alla Camera dei Deputati, gli amministratori sottolineano come il sopralluogo, pur nel rispetto del ruolo e dell’autonomia della Commissione, abbia mostrato criticità tali da “svilirne la funzione e la postura istituzionale”. In particolare, viene contestata l’assenza di condivisione preventiva su modalità operative, sedi degli incontri e soggetti da audire.

Uno dei punti più critici riguarda il luogo delle convocazioni: i sindaci riferiscono di essere stati invitati presso esercizi locali anziché in sedi istituzionali, sollevando dubbi sulla natura stessa degli incontri, se formali audizioni o semplici sopralluoghi tecnici. A ciò si aggiunge il mancato coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna, competente per la gestione di gran parte dei siti visitati.

Nel mirino anche la selezione dei partecipanti. Secondo quanto riportato nella nota, sarebbe stato invitato un solo consigliere regionale, senza includere gli altri rappresentanti eletti nei territori colpiti dalle alluvioni. Inoltre, gli amministratori denunciano la presenza di soggetti “privi di rappresentanza istituzionale”, evidenziando possibili interferenze con la campagna elettorale in corso.

Critiche anche per la gestione dei rapporti con i cittadini: i comitati degli alluvionati sarebbero stati convocati “in modo arbitrario”, senza coinvolgere i coordinamenti ufficiali e senza invitare le realtà più rappresentative o le frazioni maggiormente colpite.

A rendere ancora più tesa la situazione, l’invito – definito “scomposto e tardivo” – rivolto agli amministratori a partecipare a un incontro in Prefettura a Forlì, nonostante fosse in vigore un’allerta arancione sul territorio.

“La funzione di audizione in sede istituzionale è fondamentale – scrivono i sindaci – e riteniamo necessario, nell’interesse dei cittadini, poter fornire tutti i chiarimenti richiesti”. Tuttavia, quanto accaduto viene definito “un grave sgarbo istituzionale”, che non appare orientato né ad approfondire la conoscenza del territorio né a fare chiarezza sugli eventi alluvionali del 2023 e 2024, ma piuttosto a una “predeterminata azione politica”.

Non manca un richiamo al rispetto tra istituzioni: “Siamo soliti dare rispetto e pretendere rispetto, almeno fra istituzioni della Repubblica”.

Gli amministratori si dichiarano comunque disponibili a partecipare a un’audizione formale e chiedono alla Commissione di chiarire le proprie modalità operative per il futuro.

La nota è sottoscritta dai sindaci di Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda, Ravenna, Riolo Terme, Russi, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo, a testimonianza di una presa di posizione compatta da parte dell’intero territorio provinciale.