Sabato 28 marzo “Gocce di pace” alla Biblioteca: incontro con l’autore Pino Scorciapino

In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la cultura torna a farsi spazio di riflessione e proposta. Sabato 28 marzo, alle ore 11, presso la Biblioteca comunale “Luigi Dal Pane” di Castel Bolognese (Piazzale Poggi 6), si terrà l’incontro con il co-autore Pino Scorciapino per la presentazione del saggio “Gocce di pace” (Guida Editori, 2025), scritto insieme a don Silvio Rotondo.

L’iniziativa si inserisce nel ciclo degli otto “Incontri letterari con gli autori”, promossi dalla Biblioteca Dal Pane nei mesi di febbraio e marzo, confermando il ruolo centrale della biblioteca come luogo di confronto sui temi più urgenti dell’attualità.

Il volume, che porta il sottotitolo “Manualetto pratico per aiutarci ad essere artigiani della pace”, nasce in un contesto globale segnato da guerre e instabilità: dal conflitto in Ucraina al Medio Oriente, fino ai timori di un’escalation che potrebbe coinvolgere direttamente anche l’Europa. Uno scenario che alimenta paure diffuse e un senso di impotenza tra i cittadini, sempre più attenti alle dinamiche geopolitiche ma spesso convinti di non poter incidere.

È proprio contro questa rassegnazione che si colloca il messaggio del libro. “Gocce di pace” non si limita a una riflessione teorica, ma propone un approccio concreto e partecipativo: ogni persona, dai più giovani agli adulti, può diventare protagonista attivo nella costruzione della pace. Non solo attraverso manifestazioni – purché non violente – ma anche tramite azioni quotidiane, iniziative e prese di posizione capaci di superare i confini locali.

Il testo si configura così non soltanto come un saggio, ma come un vero e proprio progetto e metodo, che invita a trasformare l’ansia collettiva in impegno condiviso. Un richiamo a non sentirsi semplici spettatori o “bersagli senza voce” di una guerra percepita come inevitabile, ma a diventare, ciascuno nel proprio ambito, portatori di cambiamento.

LA SCHEDA: GLI SCENARI, IL LIBRO, GLI AUTORI

GLI SCENARI

Il mondo è piombato in un crescendo di militarismo, tensioni, attacchi e ritorsioni. Si è spento il motore della diplomazia, della mediazione, del multilateralismo, del diritto internazionale, delle organizzazioni internazionali, del dialogo.

Ad inasprire il disordine del sistema internazionale l’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022. Scellerata. Inaccettabile. Ripetutamente minacciato da Mosca, il ricorso all’atomica rialimenta gli incubi di apocalisse della Guerra Fredda e fa toccare con mano tutta la folle precarietà della “deterrenza nucleare”. Dal 1945 mai come da qualche anno a questa parte in Europa si teme che possa scoppiare un conflitto Russia-Nato, anche con l’impiego di ordigni atomici. E da alcuni anni sono sempre più rare le parole di pace o quanto meno di distensione da parte dei leader politici del pianeta. Al contrario, diventano normali nelle relazioni tra paesi toni sempre più aspri e ultimativi. Come nelle epoche più buie della storia, sono saltate regole basilari della coesistenza tra popoli e nazioni. Contano sono solo la forza, la prepotenza, il dominio, la supremazia tecnologico-militare. Si consolida nei leader politici del pianeta una rassegnata quanto pervicace incapacità di non cadere sempre nella guerra. Ci siamo dimenticati di Hiroshima e Nagasaki.

In Medio Oriente dopo il “pogrom” con le bestiali stragi del 7 ottobre 2023 di 1200 israeliani, in stragrande maggioranza civili, e la cattura di circa 250 ostaggi ad opera dei tagliagole terroristi di Hamas scatta la spietata, criminale rappresaglia del governo di Benjamin Netanyahu. Oltrepassando ogni limite, ha spianato, assetato, affamato, sbriciolato Gaza. Oltre 70.000 palestinesi uccisi (c’è chi sostiene siano molti di più), anche in questo caso in stragrande maggioranza civili, per annientare i miliziani. Civili considerati nulla di più di “danni collaterali”. Una carneficina disumana. Alla quale il 13 giugno 2025 si è aggiunto l’attacco di Israele all’Iran per impedire che Teheran prosegua nell’arricchimento dell’uranio per dotarsi di bombe nucleari. Seguito dall’entrata in guerra a fianco di Israele degli Usa di Donald Trump che nella notte tra il 21 e il 22 giugno con un raid aereo infliggono danni ai tre più importanti siti nucleari sotterranei iraniani. A fine agosto il via all’occupazione israeliana di Gaza City, con le operazioni di terra che iniziano il 16 settembre, mentre Israele si annette sempre più ampie porzioni della Cisgiordania con il ricorso agli insediamenti illegali di coloni. Il governo di Tel Aviv ormai sembra aver sposato in pieno la strategia di creare il “Grande Israele” confessionale nel Medio Oriente occupando territori su territori ed espellendone i residenti palestinesi con la pulizia etnica. Non cercate l’inferno per i morti chissà dove. L’inferno esiste per i vivi ed è stato a Gaza. Come era nei campi di concentramento nazisti e come è nei millenni in tutti i luoghi in cui si sono massacrati individui, per di più inermi.

Dal 28 febbraio 2026 secondo attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran e la reazione del regime iraniano anche contro gran parte dei paesi arabi vicini. L’intero Medio Oriente esplode come una gigantesca polveriera con tremende ricadute in termini di vite e contraccolpi economici globali stante la concentrazione in quelle aree di gran parte della produzione mondiale di petrolio e gas.

Viviamo nel tempo degli autocrati, dei mentitori, dei disprezzatori, dei prevaricatori, dei predatori, dei “fautori di guerra”, dei Putin, dei Trump (il prepotente ricattatore e taglieggiatore di alleati e avversari, come dimostra la vicenda dei dazi), dei Netanyahu, dei sequestratori come i crudeli terroristi criminali di Hamas, degli esponenti della feroce e oscurantista teocrazia iraniana che ad ogni costo deve dotarsi di armi atomiche, degli Xi Jinping, dei Kim Jong-un. L’elenco è lungo, potrebbe continuare. Ogni forma di estremismo e di autocrazia prima o poi sfocia in un attacco alla stabilità, alle relazioni di buon vicinato, alla pace. Mentre l’Occidente e le democrazie si disgregano – anche per le mazzate del bullismo trumpiano – le dittature e le autocrazie raccolgono simpatie in tutti i continenti. Al contempo ci rendiamo meno conto di quanto dovremmo che le big-tech e il tecnocapitalismo di Elon Musk e colleghi paperoni – tutti accucciati sulle posizioni di Trump e del movimento MAGA – spadroneggiano come stati paralleli in grado di condizionare i governi disponendo di ricchezza, potenza, tecnologia ben superiore a quella di molte nazioni.

Nel mondo ormai una sessantina i conflitti interstatuali o infrastatuali in corso con un carico impressionante di morti, distruzioni, profughi, migrazioni. Mai così tanti dalla Seconda Guerra Mondiale. La corsa irrefrenabile al riarmo in tutti i paesi (2.443 miliardi di dollari nel 2024, si prevede un sensibile aumento nel consuntivo del 2025) non solo non garantisce più sicurezza – semmai acuisce l’insicurezza – ma sottrae immense risorse a sviluppo e lotta a fame e povertà.

COSA PROPONE IL LIBRO “GOCCE DI PACE”

Sono scenari angosciosi. La gente, prima lontana dalle relazioni internazionali e dalla geopolitica, ora le segue con apprensione. Ma anche con la consapevolezza di incidere zero. Sono scarsamente incidenti i “potenti della terra” – presidenti, premier, ministri di potenze che non siano Trump, Xi Jinping, Putin ossia i tre “signori della guerra” del tripolarismo delle superpotenze Usa, Cina e Russia – figuriamoci noi. Conseguono preoccupazione, frustrazione, rassegnazione.

Questo libro propositivo e controcorrente, scritto a quattro mani da Pino Scorciapino e don Silvio Rotondo, al contrario, propone un protagonismo per ognuno di noi. Anche se siamo solo cittadini, nulla di più e nulla di meno. Non rassegniamoci al conflitto inevitabile. “Che fare?”. Sì, certo: mobilitare l’opinione pubblica, promuovere associazioni per la pace, marce della pace, manifestazioni non violente, fiaccolate, sit-in. Ma “Gocce di pace” propone di osare di più: con un paradigma innovativo uscire dal contesto locale per fare sentire la nostra voce in ambiti anche lontani e di ben più alto livello decisionale. Intervenendo sia su scenari globali che su aree di crisi regionali. Sempre non violenti e perseveranti, dobbiamo rompere le scatole, disturbare, scomodare, provocare, scuotere. Peroriamo l’intelligenza e la bellezza della pace, argomentiamone la razionalità contro l’irrazionalità ottusa, animalesca, distruttiva, suicida della guerra.

Oltre ad essere un saggio “Gocce di pace” è un progetto e un metodo. Anche a considerare ogni iniziativa di pace che proponiamo una goccia in un oceano di massacri e macerie (da questa considerazione origina il titolo del libro) dobbiamo essere convinti che “gutta cavat lapidem”: la goccia scava la pietra. Debolissima eppure incisiva purchè continua, insistente.

Può farsi promotore di “Gocce di pace” chiunque sappia entrare in questa dimensione proattiva e abbia la sfrontatezza di “prendere carta e penna” – come si diceva una volta, oggi ovviamente useremo altri strumenti più tecnologici – e di indirizzarsi a destinatari impensabili: cancellerie, ministeri, ambasciate, organizzazioni internazionali, associazioni, consessi interstatuali, università, centri studi e di ricerca, scienziati, produttori di armi.  Non esiste limite alla capacità di diventare tutti soggetti proattivi. Piccoli, insignificanti. Ma capaci di “dire la nostra” – positivi e propositivi – su decine di contrasti armati tra stati e all’interno di nazioni.

Se tutti, dagli otto ai cento anni, possiamo diventare soggetti proponenti di “Gocce di pace”, attivisti della pace, non siamo più solo bersagli passivi e senza voce, piegati alla inevitabilità, all’ineluttabilità della apocalittica Terza guerra mondiale (come ci dicono e ci “preparano” praticamente ogni giorno generali e politici, analisti ed “esperti”). Sta a noi con le nostre piccole ma diffuse cordate per la pace saperci indirizzare al o ai destinatari ottimali del nostro messaggio e della proposta che contiene. Battiamoci contro ogni evidenza, ogni lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti, ogni pensiero dominante, false notizie o propaganda martellante. Anche con gesti apparentemente senza peso e prospettive come “Gocce di pace” si può e si deve resistere a chi teorizza, prepara, arma, concretizza la guerra.

Don Silvio Rotondo definisce il suo contributo nella seconda parte del libro “piccolo strumento per aiutarci ad essere operatori di pace” e “manualetto pratico per artigiani della pace”. Nel quale ha dato sostanza ad una grammatica e ad una pedagogia della pace. Preziose di indicazioni per il credente ma anche per chi non lo è.

Due visioni – laica di Scorciapino, di marcata impronta religiosa cristiana di Rotondo – compongono una risposta unica alla domanda “Che fare?”.

 

 GLI AUTORI

Pino Scorciapino (Troina (En), 1955) sposato, due figlie e tre nipoti. Laureato in Scienze politiche con una tesi sul ruolo delle superpotenze nel conflitto mediorientale, dirigente della Regione Siciliana a Palermo dal 1987 al 2017. In pensione dal 2018. Sindaco di Troina dal 1994 al 1998. Giornalista pubblicista, dal 1983 al 2016 ha collaborato a quotidiani e periodici tra cui Giornale di Sicilia, Cronache Parlamentari Siciliane, SiciliaInformazioni.com. Dal 2018 collabora al sito www.piolatorre.it del “Centro studi Pio La Torre” di Palermo occupandosi in prevalenza di geopolitica, relazioni internazionali, pacifismo, disarmo, armamenti. Socio individuale dell’Istituto Affari Internazionali (IAI).

Saggista, biografo, aforista, storico, è al suo diciassettesimo libro. Tra gli altri: Governi e parlamenti nella formazione della politica estera italiana, scritto con Fulvio Attinà e Salvo Cutuli (1982), I prevaricatori, i sopraffatti, i cloroformizzati (2023), A grandi passi verso la Terza Guerra Mondiale (2023).

Silvio Rotondo (Troina, 1953). Laurea in Sociologia alla “Sapienza” di Roma. Obiettore di coscienza, per 20 mesi svolge servizio ai disabili a Roma nella comunità di Capodarco. Ordinato sacerdote poco meno che quarantenne nel 1993. Parroco, animatore di gruppi scout. Consegue il baccalaureato nell’“Istituto teologico San Tommaso” di Messina. Ha insegnato religione e coordinato gli insegnanti di religione della Diocesi di Nicosia. Corso biennale di Pastorale Sanitaria al “Camillianum” di Roma e Master in Gestione Sanitaria alla “Cattolica” di Roma. Alla morte di padre Luigi Ferlauto, fondatore dell’IRCCS “Oasi” di Troina, nel 2017 è nominato presidente della struttura sanitaria specializzata in ritardo mentale e involuzione cerebrale senile. Carica mantenuta fino a febbraio 2024. Nel luglio 2024 gli è stato conferito il premio internazionale di arti visive, cultura e solidarietà “Gino De Agrò – Città di Troina”.