Erano in tanti, sabato scorso 7 luglio, a Castel Bolognese per rispondere all’appello di Libera “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”. Un appello a cui hanno aderito in moltissimi tra cui Legambiente, Arci, Acli, Medici Senza Frontiere, Amnesty International Italia, AC, Uisp, Fiom Cgil, Articolo 21,Un ponte per, Giustizia e Libertà, Anpi ….
L’iniziativa partita da alcune cittadine/i è stata rilanciata dalla sezione Anpi di Castel Bolognese Tanti con la maglietta rossa e alcuni anche senza, perché l’unica cosa veramente importante- dicono i partecipanti – è esserci per affermare che non si può assistere alla morte di un essere umano senza intervenire per salvarlo.
Alcune persone hanno mandato una foto con la maglietta rossa, per dire che erano presenti, anche se non fisicamente, ma comunque presenti con il pensiero; altre ancora hanno mandato messaggi per sostenere un’iniziativa di cui condividevano lo spirito e l’intenzione: quella di dire NO AD UN MONDO RAZZISTA E INDIFFERENTE e affermare con forza la necessità di dire SI AD UN MONDO MULTICULTURALE E SOLIDALE.
Alcune auto di passaggio sulla via Emilia- hanno suonato il clacson per simpatia, mentre da un’auto è arrivato un “viva il duce’. “Questo è servito solo a confermare – ribadiscono i partecipanti- che è necessario non trascurare la minaccia ed il rischio di un ritorno ad un “potere forte” che sta già
cercando di esercitare il proprio ruolo politico contro chi, in questo momento, ha più bisogno di sostegno e di solidarietà”.
“Usare strumentalmente un “pericolo emigrazione” per inventare e creare dal nulla minacce sociali che non sono supportate da nessun dato reale, è inqualificabile e insopportabile.
Tutto quello che ci sta succedendo attorno, e di cui non possiamo essere spettatori indifferenti, evidenzia a chiare lettere che siamo entrati in un momento storico in cui la responsabilità individuale ha un valore da cui non si può prescindere.” dicono gli organizzatori.

 

Questo L’appello lanciato
Una #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità
indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà
Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare.
È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.
Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio
dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.
d. Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e Gruppo Abele
Francesco Viviano, giornalista
Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci
Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente
Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI

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