Articolo tratto dal sito: www.settesere.it

Tra luci e ombre, il distretto ceramico faentino (che occupa oltre mille persone) ha difficoltà fortunatamente minori rispetto alla Cedir di Castel Bolognese.
La realtà più importante è la Cooperativa Ceramica d’Imola che conta, dopo un discreto numero di fuoriuscite volontarie e incentivate (con uno sforzo economico notevole da parte dell’impresa), 1.400 dipendenti di cui circa 300-350 (a seconda dei periodi e delle lavorazioni) negli stabilimenti produttivi di Faenza lungo l’autostrada. La cooperativa imolese ha dichiarato ancora 150 esuberi e la cassa integrazione ordinaria finirà a maggio. Presto dirigenti e sindacato si incontreranno per chiedere alla Regione una cassa in deroga di tre mesi, visto che da settembre riparte il conteggio degli ammortizzatori sociali e si potrebbe andare verso un anno di cassa straordinaria. «Questo non cancella i problemi, ma dà il tempo per risolverli – commenta Samuela Meci della Filctem Cgil -. Tantopiù che siamo di fronte ad un’azienda dinamica che sta facendo investimenti e cambiamenti per superare le difficoltà. Per garantire maggiore lavoro, sono state portate alcune lavorazioni di taglio all’interno. A Faenza vengono fatti i formati retificati e i laccati che prima venivano affidati conto terzi. E’ cambiato il timone commerciale, il riposizionamento della gamma è in corso e sta dando buoni risultati».
A Castel Bolognese La Fabbrica è ancora in cerca di un’area dove poter ottimizzare le produzioni (una parte viene esternalizzata) e il magazzino (oggi a Bagnara, non proprio comodissimo). Oltre a un brevissimo periodo di cassa integrazione fisiologica a fine anno per fare alcuni lavori e alleggerire il magazzino in vista della chiusura dell’anno, il Gruppo Dafin lavora (soprattutto – l’80% circa – con l’estero, principalmente con Stati Uniti, Est Europa e Paesi Arabi) e mantiene stabile l’occupazione che è intorno alle 72 unità.
Ha superato la fermata di fine anno con meno di due settimane di cassa la Cerdomus di Castel Bolognese che ha in organico oltre 210 lavoratori e che avrà un nuovo direttore dal 1° aprile. Il 2 aprile ci sarà un incontro con i sindacati.
La Gigacer di Faenza ha confermato il trend positivo nel 2014 e l’occupazione si mantiene intorno ai 67 dipendenti. L’andamento positivo è frutto di un mix fatto di prodotti di alto livello, attenzione ai compratori (riducendo i rischi di insoluti) e a una flessibilità della struttura produttiva su 2-3 turni.
Dopo che la Vetriceramici di Casola Valsenio (143 dipendenti, attiva nel settore delle forniture di fritte, smalti e graniglie per l’estetica della piastrella ceramica) è stata venduta all’americana Ferro Corporation a fine settembre 2014 per 83 milioni di euro, ad oggi c’è la continuità aziendale. Durante l’incontro coi sindacati di gennaio mancava l’amministratore delegato di Ferro Corporation Italia perché all’estero, ma l’impresa ha mantenuto lo stesso direttore dello stabilimento.
Continuano le trattative di cessione della Cercom di Filo di Argenta di proprietà del gruppo reggiano Serenissima Cir. Persiste la condizione di forte difficoltà: si rettifica un po’ di materiale a rotazione, ma i forni sono spenti. E’ stata firmata nei giorni scorsi una cassa straordinaria fino a marzo 2016 per gli 80 dipendenti in organico. «Aspettiamo novità sulla possibile cessione di ramo d’azienda – spiega Alessio Vacchi, sindacalista della Filctem Cgil  -. Sembra ci siano trattative in corso ben avviate e un approccio con prospettive industriali serie. Avremo un incontro il 1° aprile nel quale contiamo di avere alcune novità».

Christian Fossi per settesere

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