Ceramica a due velocità. Attesa in Coop d’Imola, preoccupazioni Cedir e Cercom
Articolo di Christian Fossi, tratto dal sito www.settesere.it

Chiuso un anno decisamente difficile con un mercato interno sempre più marginale, il comparto ceramico della provincia (presente per la quasi totalità nell’area faentina) si appresta a vivere un 2015 ancora in trincea. Alcune realtà di primo piano del territorio hanno dichiarato da tempo esuberi strutturali. La Cooperativa Ceramica d’Imola aveva dichiarato 370 persone in più su circa 1.500, anche se nel 2014 circa una novantina hanno usufruito della procedura di mobilità volontaria. La Cedir di Castel Bolognese aveva dichiarato 85 dipendenti in surplus su 160 totali, mentre gli 80 lavoratori della Cercom di Filo vengono da un anno in cassa integrazione ordinaria con pochissime ore lavorate a rotazione. «Abbiamo situazioni diversificate: alcune realtà soffrono dopo anni di crisi, altre reggono meglio soprattutto grazie all’export – commenta Samuela Meci, sindacalista della Filctem Cgil -. Le situazioni più difficili sono quelle della Coop. Ceramica e della Cedir che hanno finito i contratti di solidarietà e gli ammortizzatori sociali. Comunque la Coop. investe e la Cedir valuta l’ingresso di nuovi soci. Molte realtà hanno ristrutturato a fine 2014 il quadro dirigenziale in ambito commerciale e/o produttivo. Sicuramente chi ha una maggiore incidenza dell’export, specialmente in Nord America, Est Europa e Medio Oriente, ha generalmente meno difficoltà e ha mostrato qualche rallentamento fisiologico solo ad agosto e a fine dicembre – inizio gennaio. La più grossa paura che ho per questo 2015 è che non abbiamo ancora scavallato il picco della crisi, visto che, nel bene e nel male, quello che accade nel nostro distretto ceramico arriva sempre dopo quello che avviene in quello di Sassuolo, dove stanno assistendo ad una inversione di tendenza».
La Cooperativa Ceramica d’Imola si è finora mossa su due fronti: l’incentivo alla mobilità volontaria che nel 2014 ha ridotto il personale da 1.495 unità a circa 1.400 e nuovi investimenti di ammodernamento. Uno di questi sarà effettuato a Faenza nel 2015: già approvato dal consiglio di amministrazione riguarda le lavorazioni complementari che oggi vengono esternalizzate, aumentando le linee produttive. L’occupazione delle 350 persone dovrebbe essere interamente salvaguardata. «La Coop. può usufruire della cassa ordinaria fino a maggio, poi avrà 5 mesi di deroga (tecnicamente 3+2) – spiega Meci -. Dobbiamo capire fra quanto si possono riutilizzare i contratti di solidarietà. A settembre hanno cambiato il direttore commerciale e dovrebbe cambiare a breve il responsabile marketing. Sono state fatti nuovi prodotti e scelte importanti sui funzionari commerciali, aprendo anche un ufficio di rappresentanza ad Honk Kong».
La Cerdomus di Castel Bolognese continua a reggere alla crisi: ha fatto un po’ di cassa integrazione nel periodo di dicembre fino a metà gennaio, ha mantenuto pressoché stabile l’organico (212 lavoratori) e sta valutando un nuovo direttore di produzione che deve cambiare dopo le dimissioni concretizzate a fine anno dal precedente. Nel 2014 ha cambiato il presidente che oggi è Franco Farabegoli. L’84% del proprio fatturato viene fatto all’estero. Smentite le voci di vendita: il controllo è ancora in mano ai soci fondatori Zanelli e Bedeschi (che complessivamente hanno il 57%), con Biancini e Servetti a dividersi il restante 43%.
Situazione decisamente più difficile alla Cedir di Castel Bolognese dove erano stati dichiarati 85 esuberi su 160 lavoratori. Dopo le fuoriuscite in mobilità volontaria del 2014, rimangono in organico circa 130 persone «di cui 40-45 esuberi potenziali – puntualizza Meci -. La proprietà sta valutando la possibilità di avere nuovi soci e lunedì 12 gennaio abbiamo chiuso un accordo per tre mesi di cassa in deroga. Nell’ultimo periodo ci sono stato molti cambi a livello commerciale, ma i problemi più grossi sono principalmente con le banche che non sono propense a dare molto credito all’impresa che sta andando avanti con soldi propri. Nonostante queste difficoltà l’azienda ha sempre pagato puntualmente tutti gli stipendi. Vuole continuare a produrre, ma i tempi per cambiare la situazione sono molto stretti: fra giugno e luglio finiranno tutti gli ammortizzatori».
Dopo sei anni di vita la Gigacer di Faenza si conferma una bella realtà. I 67 dipendenti in organico non hanno mai fatto cassa integrazione. Lavora su un target alto e ha una rigida selezione dei clienti, il ché riduce al minimo il rischio di insoluti.
La Fabbrica di Castel Bolognese nel 2014 ha fatto dei lavori di ammodernamento a magazzino, piazzale e laboratorio nello stabilimento sulla via Emilia. Dopo aver abbandonato l’ipotesi di un nuovo stabilimento a Bagnara per via della protesta della cittadinanza, continua ad essere interessata allo stabilimento della Coop. Ceramica di Casalfiumanese, però non alle condizioni che vanno bene all’Ape. Il Gruppo Dafin continua a guardarsi attorno, ma senza fretta. Intanto l’occupazione è stabile intorno alle 72 unità e lavora per l’80% con l’estero (Stati Uniti, Est Europa e Paesi Arabi) dove è apprezzata per la qualità e per il servizio celere sulle commesse. Da due anni ha lanciato il marchio Ava con piastrelle 160×320 rivestimenti che fanno fare conto terzi.
Sono giorni decisivi per capire quale futuro attende lo stabilimento della Cercom di Filo di Argenta di proprietà del gruppo reggiano Serenissima Cir dove sono rimasti in organico 80 dipendenti che oggi si trovano in cassa integrazione a rotazione. «Il 2014 è stato un anno tremendo passato quasi tutto in cassa integrazione a zero ore – spiega Alessio Vacchi, sindacalista della Filctem Cgil  -. Gli ammortizzatori in uso oggi fanno parte di un accordo che scade a fine gennaio, poi finiranno quelli ordinari. La richiesta che abbiamo fatto un anno fa era di mettere in campo i contratti di solidarietà, ma non essendoci proprio lavoro fu rifiutata. Attendiamo l’incontro (che si è tenuto giovedì 15 gennaio a giornale in stampa, ndr) con la proprietà per capire il futuro del sito produttivo di Filo».
La Vetriceramici di Casola Valsenio, che conta 143 dipendenti, ha cambiato proprietà e da fine settembre è passata alla statunitense Ferro Corporation. Da inizio 2015 non sono più in azienda i fondatori (Gianfranco Padovani e Sergio Zannoni) ed entro fine gennaio si terrà un incontro tra i rappresentanti della nuova proprietà e i sindacati. L’impresa attiva nel settore delle forniture di fritte, smalti e graniglie per l’estetica della piastrella ceramica ha dato un segno di continuità tenendo lo stesso direttore di produzione e ha dichiarato di voler mantenere tutta l’occupazione.
Ha trovato un suo equilibrio la nuova Ceramica Senio di Bagnacavallo che ha 21 dipendenti in organico e ha utilizzato un po’ di cassa integrazione per gli impiegati. Si è concentrata soprattutto su ricerca e sviluppo, vende principalmente negli Stati Uniti (50%), il 25-30% in Europa e il resto nel mercato domestico. Fa progetti personalizzati per architetti con lotti di prodotti anche piccoli e semi artigianali. Ha già parecchie commesse per il 2015. Continuano le difficoltà alla Sample di Castel Bolognese (produce allestimenti per le fiere del settore) che dopo una decina di mobilità sono rimasti in organico 19 lavoratori.

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